Dom. Nov 17th, 2019

Il Grande Re ruggisce, ma non spaventa più

La notte prima del Gran Premio del Giappone ero nella mia camera, pronto ad andare a dormire, per poi vedere domenica mattina la gara. Prima di infilarmi sotto le coperte, il mio sguardo è caduto sul modellino della M1 del 2008, con la quale Valentino ha battuto Stoner. Con l’emozioni e i ricordi che tornavano alla mente, decido di vedere dei video con le migliori imprese del Dottore, rimanendo impressionato dalla rimonta del 2006 in Australia.

Spengo il telefono e mi addormento con la speranza di vedere il mio idolo rimontare dal centro dello schieramento, come solo lui riesce a fare. Razionalmente so che l’impresa è molto difficile, ma i miracoli nello sport ci sono sempre stati. È mattina, accendo il televisore e, con la stessa passione di quando ero bambino, tifo quel ragazzo che per anni mi ha fatto mettere in piedi sul divano.

I giri passano e le possibilità di rimonta sono sempre meno. Poco importa, perché la passione nei momenti di difficoltà va oltre ogni cosa. Spero almeno in un posto nei primi dieci, per rendere meno amara questa gara. Valentino ci prova ma quando insegui un obiettivo irraggiungibile, l’errore è dietro l’angolo. A quattro giri dalla fine cade, chiudendo in anticipo un weekend da dimenticare.

La delusione è tanta e il pensiero che Valentino possa ritirarsi è sempre più ingombrante nella mia testa. Rifletto su come tutto questo sia possibile, come sia possibile che un nove volte campione del mondo non riesca più a vincere una gara da due anni o come non riesca nemmeno più a salire sul podio. Mille ipotesi, mille supposizioni per trovare una spiegazione a questo momento, un momento che non si viveva dal biennio in Ducati.

Immobile sul divano, con le mani sul volto, cerco una risposta e nel mentre ripenso a quando ero bambino. Ripenso a quando quel ragazzo con i capelli biondi faceva fuoco e fiamme, ripenso a quando mi fece innamorare di uno sport a me sconosciuto.

Passano i minuti ma non trovo una risposta, convincendomi che sto assistendo, probabilmente, alla fine della carriera di una leggenda, di come tutte le favole hanno un inizio e una fine. Ritorno nel letto e, nonostante tutto, ci vado con una certezza e con una speranza. La certezza che fino a quando quel ragazzo con l’accento romagnolo correrà in moto, la domenica accenderò la televisione e griderò a ogni suo sorpasso; con la speranza di risentire, magari un giorno, ancora una volta: “È passato dove non si può, dove c’è scritto vietato passare, dove te lo vietano gli dei!” 

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