Dom. Nov 17th, 2019

Lebron James: lunga vita al Re

Nel mondo dello sport, alcune volte, nonostante la propria bravura, non sempre si è i più amati dai tifosi. Nella Lega più importante di Baket, NBA, quando ti chiami Lebron James, gli haters non vedono l’ora di vederti fallire. Nella Free Agency del 2018, il Re ha deciso di accasarsi ai Lakers, con l’obiettivo di riportare in alto la storica franchigia angelena. I gialloviola, dopo una pessima partenza, riescono ad ingranare e a raggiungere il quarto posto nel selvaggio Ovest.

I Lakers si presentano al match di Natale con tante convinzioni e con la possibilità di poter far bene contro la corazzata di Coach Steve Kerr. La squadra di Los Angeles domina i ragazzi della Baia, ma perdono per infortunio il loro leader. James subisce l’infortunio più grave della propria carriera, imprevisto che lo terrà fuori qualche settimana. Coach Walton prova a tenere alto il morale del proprio team, ma con scarso successo.

I lacustri iniziano a perdere partite e le proprie certezze che avevano acquisito nella prima parte di stagione. La dirigenza non può permettersi di fallire l’obiettivo Playoffs per il sesto anno consecutivo, soprattutto dopo aver preso un All-Star come Lebron James. Magic Johnson e Rob Pelinka provano a forzare una trade per portare a Los Angeles Anthony Davis. I Pelicans, però, chiedono troppo e l’affare salta.

Lebron, ancora fermo ai box, stringe i denti e torna in campo in condizioni non perfette e cerca di portare miracolosamente i suoi ai Playoffs, dichiarando di essere entrato in playoffs mode prima del previsto. Una modalità, però, che non si è mai attivata e che non ha permesso al nativo di Akron di riuscire in una delle imprese più difficili della sua storia recente. Dopo otto Finals consecutive, James è addirittura costretto a vedere la postseason dal divano di casa, ascoltando, una ad una, le parole dei suoi detrattori: “È finito!” “È vecchio!” “Non è più dominante come una volta!” “È in vacanza a Los Angeles!”

Accuse pesanti, soprattutto per uno che ha sempre dato il 100% e più di qualche volta ha salvato la nave dal naufragio. Lebron, durante l’estate, lavora in maniera ossessiva sul proprio corpo e sul proprio gioco, per presentarsi alla nuova stagione al meglio delle proprie condizioni. La dirigenza Lakers, nel frattempo, riesce a portare Davis in California e a costruire un Roster molto più adatto alle caratteristiche del Re.

La prima partita dell’anno vede i Lakers impegnati nel derby contro i Clippers, che in estate sono riusciti a firmare Kawhi Leonard, soffiandolo proprio alla squadra gialloviola. I Clippers vincono e vengono etichettati come la squadra favorita per la corsa all’anello. La prestazione di James non è da incorniciare, facendo riecheggiare le voci e le frasi che i suoi haters avevano pronunciato durante l’estate.

Lebron, però, non si scompone. Il Prescelto sa che la stagione è molto lunga e sa benissimo di essere un uomo in missione. Dopo la sconfitta contro i cugini, i Lakers piazzano una striscia di 6 vittorie consecutive, l’ultima questa notte contro i Chicago Bulls. Una striscia di vittorie targata Lebron James che è stato in grado di far registrare tre triple doppie consecutive, alla stagione numero 17 e a quasi 35 anni. Numeri che in casa Lakers non si vedevano da 32 anni, quando a dominare la Lega era Magic Johnson con i suoi Los Angeles Lakers.

James, quella di quest’anno, l’ha definita Revenge Season, stagione della vendetta. Un messaggio forte e chiaro a tutti quelli che, durante l’estate, lo avevano dato per finito o che speravano stesse iniziando a tramontare il sole sul regno di King James.

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