Sab. Gen 25th, 2020

Il Kaiser, Michael Schumacher

In molti mi rivolgono la domanda: “Qual è lo sport della tua famiglia?” Ed io rispondo: “la Formula 1!”.

Non ricordo quando sia nata la passione per il motorsport, ma sono sicuro che sia stato mio papà a trasmettermela. Una passione bella, sana, genuina, che nel tempo è diventata anche sportiva. Insieme a mio papà, però, c’è un’altra figura che quella passione non solo l’ha alimentata, ma l’ha trasformata in fede.

Gli appassionati più datati, però, nella vita, mi hanno sempre sottolineato una cosa: “Tu sei troppo giovane per comprendere e ricordare totalmente quello che Michael e la Ferrari hanno fatto”. È vero, è tremendamente vero. Sono un ragazzo del nuovo millennio, nato giusto qualche mese prima dell’8/10/2000. Troppo giovane per ricordare le 72 vittorie con la Ferrari, ma abbastanza grande per ricordare probabilmente la gara più bella di sempre con la scuderia di Maranello.

È il 22 ottobre del 2006, la Formula 1 è pronta ad affrontare l’ultima gara dell’anno e ci sono ancora in ballo sia il titolo piloti che quello costruttori. In realtà poco importa chi sarà il vincitore di quel mondiale, perché gli occhi sono tutti puntati sulla vettura rossa con il numero 5. Il motivo? Michael è all’ultimo Gran Premio con la Ferrari ed al termine di esso si ritirerà dal mondo delle corse.

Il decimo posto in qualifica potrebbe però non tributare il giusto addio al più grande di sempre, ma le sensazioni che il Kaiser possa mettere in scena una rimonta da cineteca non mancano. La partenza è ottima, dopo pochi giri è già a ridosso delle posizioni che contano e il podio non può sfuggirgli. La tagliente ala anteriore di Fisichella, in un contatto all’ottavo giro, fora però la posteriore sinistra di Schumacher che perde così un giro.

La delusione e il rammarico prendono il sopravvento, vedere un idolo finire la propria avventura con la scuderia del cuore in quel modo può solo che fare male. Michael torna in pista, la gara è ormai compromessa ma i giri alla bandiera a scacchi sono ancora molti. Forse questo è il motivo che mi tiene ancora incollato davanti alla televisione, nella speranza di assistere ad un’altra magia del barone rosso.

Magia che puntualmente arriva, Michael si lancia in una rimonta fatta di giri veloci e di sorpassi al limite dell’impossibile. Raikkonen, che prenderà il suo posto nel 2007, subisce uno dei sorpassi più belli mai fatti da Schumy. Una staccata all’ultimo metro possibile, una prova di forza e di classe da parte dell’invincibile al suo successore. Chiuderà quarto, con la Ferrari seconda nel mondiale costruttori e Michael altrettanto in quello piloti. Poco importa però, perché ho appena assistito a qualcosa di unico e magico. A qualcosa che rimarrà nei libri di storia della Formula 1 e che forse solo Hollywood sarà in grado di riprodurre.

Gara finita, giro d’onore e mio padre si alza in piedi per rende omaggio all’uomo che ha reso l’eccellenza italiana mito. Lo vedo emozionarsi per la prima volta per la Formula 1 e quindi decido di imitarlo, capendo chi fosse Schumacher per la Ferrari e per i ferraristi.

La notizia dell’incidente sulle nevi di Méribel fu uno shock e il 29 dicembre sarebbe una data da cancellare. Ogni volta che ripenso a quell’incidente sugli sci, però, decido di tornare indietro nel tempo, nella speranza di poter assistere ad un’ultima magia del Kaiser, proprio come in quella folle domenica di fine ottobre di 13 anni fa.

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