Ven. Apr 3rd, 2020

Kobe Bryant: il ricordo di una leggenda

Mi ci è voluto un giorno intero per elaborare quello che domenica sera avevo letto e appreso, ma nonostante le emozioni sento il dovere di rendere omaggio ad uno dei più grandi.

Ricordo ancora quando ho mosso i miei primi passi verso la pallacanestro, un mondo nuovo e sconosciuto di cui non sapevo nemmeno una regola. Nonostante questo, però, la palla a spicchi mi affascinava e c’era un ragazzo con la maglietta giallo e viola che mi lasciava a bocca aperta ogni volta che lo vedevo giocare.

Avevo appena sette anni, ero e sono un ragazzo molto timido ed ogni volta che provavo a parlare di basket con i miei amici, avevo paura di essere giudicato perché raccontavo di tiri che si facevano con le mani e non con i piedi.

La passione però aumentava anno dopo anno e la voglia di imitare e diffondere il verbo di questo sport era sempre più grande. La voglia di fare il salto da scuola a calcio a minibasket era impensabile per un ragazzo veramente troppo insicuro.

Nel 2010 arriva la svolta, le mie prime Finals. Un classico, Boston vs Lakers. Una serie bellissima, durata 7 partite e che nessuno avrebbe voluto veder finire. La Gara 5 di quella serie fece scattare qualcosa in me, una prestazione individuale del 24 che le parole non riescono a descrivere. Una prova di forza fisica e mentale ai confini della realtà, una fiducia nei propri mezzi che solo una divinità può avere.

Da quella partita ho capito che cosa volessi e cosa dovessi fare per superare la mia timidezza e le mie insicurezze: “Credere in me stesso, senza sperare che qualcun altro lo facesse al mio posto”. Inutile dirvi che da quel momento iniziai il mio percorso cestistico, fatto, nel suo piccolo, di vittorie e sconfitte.

Ammetto che, con il passare degli anni, Lebron sia diventato il mio idolo, ma alla domanda: “Chi ti ha fatto innamorare di questo gioco?” La risposta è sempre stata la stessa: “Kobe!”. Sì, perché se ho iniziato ad appassionarmi al basket e all’NBA è perché c’era lui, perché c’era Kobe Bryant.

Nel 2016 quando annunciò il ritiro piansi, come un bambino. La sera lessi quella lettera di addio che descriveva il mio sogno. Il giorno dopo l’ultima partita con i Jazz vidi che fece 60 punti, scoppiai in lacrime davanti ai miei compagni di scuola. Non mi importava di quello che avrebbero pensato, una leggenda aveva appena lasciato per sempre il parquet.

Poi, l’ultimo ricordo. Lebron lo passa nella classifica All Time dei Marcatori e gli rende omaggio sui social. Un momento iconico, emozionante che mi ha fatto pensare: “Posso dire di aver vissuto al tempo di Kobe e Lebron”.

Una domenica che doveva essere come le altre ma che il destino ha deciso di farci ricordare per sempre. Immobile, con le lacrime agli occhi, davanti allo schermo del cellulare, vivo attimi della mia vita con la speranza di aver appena letto una Fake News. Purtroppo, però, è tutto vero, nessuna smentita ma solo tante conferme. Non so cosa pensare e cosa dire, ma ora sono convinto e in qualche modo so che da oggi non siederà più al tavolo degli eroi ma a quello delle leggende, perché i primi passano, le seconde, invece, sono per sempre.

Ciao Mamba, ciao Kobe.

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