Mar. Ago 11th, 2020

Un Re che sfidò un Dio

Nella lunghissima Regular Season ci sono delle partite che servono ai giocatori per segnare il territorio prima dell’arrivo della parte calda della stagione. Questi match si presentano, di solito, tra fine Febbraio ed inizio Marzo. Due mesi di attesa e messaggi in vista dei Playoffs ed eventuali Finals. Nella notte si sono sfidati Los Angeles e Milwaukee, la numero uno ad Ovest contro la numero uno ad Est, ma soprattutto James contro Antetokounmpo.

Due nomi per nulla banali nella NBA, uno che ha lasciato l’impronta nel passato e l’altro che vuole lasciarla nel futuro. Il numero 34 dei Bucks, dopo l’MVP della scorsa stagione, era chiamato a ripetersi nel 2020 per scacciare ogni dubbio sul suo definitivo salto di qualità. Dall’altro lato, invece, il nativo di Akron doveva rispondere alle critiche dopo una stagione sotto le aspettative.

In molti hanno pensato che il trono di King James fosse in pericolo e che la nuova generazione, Greek Freak compreso, fosse pronta a prendere il suo posto. Un’idea non impossibile, quasi tutti erano d’accordo, tranne lui, tranne Lebron James. Un anno intero a prepararsi e ad aspettare questo momento, il momento della vendetta. La sfida che ogni appassionato di NBA aspettava, la sfida che LBJ aspettava.

Nell’ultimo scontro di quest’anno, Giannis, dopo la vittoria, fece il gesto di levare la corona dalla testa di Lebron, sicuro di aver sancito in maniera definitiva il passaggio del testimone. Una scena che non è passata inosservata, una scena che il Re non ha dimenticato.

Due mesi ad aspettare la partita della rivincita, due mesi ad elaborare la risposta che non è arrivata tramite social o interviste ma direttamente sul campo. Una prestazione irreale, 37 punti, 7 assist e 8 rimbalzi. A fare impressione però non sono i numeri, ma la cattiveria agonistica messa in campo dal numero 23 dei Lakers. Penetrazioni al massimo della velocità, schiacciate di potenza che hanno sprigionato tutta l’onnipotenza cestistica del numero uno della Lega.

L’MVP ha più volte provato a tenere testa al Re, in queste notti, però, nessuno è in grado di arrestare la sua forza, nemmeno un Dio. Il riassunto della sfida sono le due azioni del terzo quarto. Giannis segna da tre, in faccia a Lebron, per ricucire lo strappo, James però non ha nessuna intenzione di tenere aperta la partita. Si piazza in post e fronteggia il canestro uno contro uno il numero 34 dei Bucks, partenza incrociata e con un palleggio vola al ferro spazzando via tutta la difesa di Milwaukee.

Mentre torna nella sua metà campo lo guarda con la faccia di uno che lo aspetta a Giugno per ribadire il concetto di essere il più forte. Il messaggio nel momento caldo della Regular Season James lo ha mandato, purtroppo una brutta notizia per gli avversari dei Lakers: il Re non ha nessuna intenzione di abdicare o di abbassare la testa, nemmeno davanti ad una divinità.

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