Mar. Ago 11th, 2020

C’era una volta un sogno che era Ferrari

C’era una volta un sogno che era Ferrari. Potevi solo sussurrarlo. Nulla di più di un sussurro. Era così fragile. Un sogno che ogni pilota, una volta arrivato in Formula 1, avrebbe voluto accarezzare e che qualcuno è riuscito anche a realizzare. Un sogno che due ragazzi, uno tedesco e uno monegasco, sono riusciti a coronare ma che domenica hanno subito l’umiliazione più grande: Doppiati, al volante di una Ferrari.

Dopo i test di Barcellona, tutti si erano accorti che la Rossa fosse indietro rispetto agli avversari ma nessuno si sarebbe aspettato che questa sofferenza potesse diventare un’agonia. Sì, perché la Ferrari, dopo la gara di domenica, è in agonia totale. La battaglia contro la morte iniziata nel lontano 2014 e che la scuderia di Maranello non riesce ancora a vincere. Segnali di ripresa che con l’avvento di Sergio Marchionne, Sebastian Vettel e Charles Leclerc si erano timidamente intravisti. La scomparsa di Marchionne ha fatto disperdere, nuovamente, questa ripresa nelle tenebre. Entrambi i piloti hanno commesso errori e molto spesso i tifosi si sono scagliati contro di loro per la mancanza di risultati.

Quasi nessuno, però, si è reso conto degli errori che la stessa Ferrari ha fatto. Strategie sbagliate durante le gara, gestione piloti più di qualche volta discutibile, incapacità di tenere il passo della Mercedes su 21 gare. Fino ad arrivare all’errore che scalfisce l’immagine e l’onore di un marchio così prestigioso: sbagliare completamente il progetto.

Inutile cercare scuse, la SF1000 è completamente da rifare. L’accordo con FIA e la chiusura forzata della fabbrica a causa del Covid non hanno aiutato, ma non può essere una scusa, non per Ferrari. Il team più titolato della storia della Formula 1 non può nascondersi dietro a un dito e non può subire umiliazioni come quella dell’Ungheria.

Enzo Ferrari spese fino all’ultimo centesimo pur di raggiungere la perfezione e far passare la Ferrari alla storia come la fabbrica di automobili più grande di tutti i tempi, per quello che la Ferrari rappresenta: la vittoria! Obiettivo che ora sembra essere irraggiungibile, soprattutto con le figure al vertice che ci sono adesso. Un presidente assente sia fuori che dentro al circuito e che si accontenta di aver fatto il giro veloce. Un amministratore delegato che è dall’altra parte del mondo e pubblicamente riesce solo a confermare la fiducia nel team.

Parole povere, prive di peso e che sanno di circostanza. I tifosi della Rossa non hanno bisogno di questo, perché nonostante tutto vada male ed in fondo al tunnel non sembra esserci una luce, tutte le domeniche si siedono davanti alla televisione e tifano quel marchio che tanto li ha resi orgogliosi, rinnovando già loro la fiducia nei loro uomini, e continuano ad alimentare la speranza di tornare, magari un giorno, a sussurrare quel sogno che una volta era Ferrari.

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